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Arrivando a Pitigliano in auto, dopo una serie di curve tra le colline maremmane, a un certo punto la strada della Maremma meridionale svolge e il borgo appare all’improvviso dall’alto della sua rupe di tufo. È un colpo d’occhio che non si dimentica: le case sembrano crescere dalla roccia stessa, il profilo del paese è irregolare e drammatico come un castello inciso contro il cielo, e tutto intorno c’è la Maremma verde e silenziosa. Il geografo Bertarelli lo definì una “Apparizione fantastica nella tranquillità del paesaggio”. Aveva ragione.

Pitigliano è uno dei borghi del tufo più belli d’Italia, soprannominato “la piccola Gerusalemme” per la secolare comunità ebraica che qui si stabilì dal XV secolo convivendo pacificamente con la popolazione locale. In questa guida trovi tutto quello che serve per visitarlo: cosa vedere a Pitigliano tra ghetto, palazzo rinascimentale e Vie Cave etrusche, dove mangiare lo Sfratto del Goym, e come arrivare.

 

Pitigliano dove si trova

Pitigliano si trova in provincia di Grosseto nella Maremma meridionale, a circa un’ora da Grosseto. È arroccato su uno sperone di tufo a 313 metri sul livello del mare, delimitato dalle valli dei fiumi Lente e Meleta. La posizione è talmente naturalmente difensiva che le case costruite sul ciglio della rupe rendevano quasi superflua la cinta muraria. Pitigliano fa parte dell’area delle Città del Tufo insieme a Sorano (9 km) e Sovana (7 km). Le distanze principali: 9 km da Sorano, 7 km da Sovana, 25 km dalle Terme di Saturnia, 19 km da Manciano.

Il borgo non è servito da stazione ferroviaria: l’unico modo pratico per arrivarci è in auto seguendo la Strada Regionale 74 Maremmana, o con i servizi di autobus di Autolinee Toscane (orari su at-bus.it). La forma stessa del nome rivela le origini romane: secondo una leggenda locale, il borgo fu fondato da due romani chiamati Petilio e Celiano, dalla cui fusione sarebbe nato il nome Pitigliano.

 

Pitigliano cosa vedere: il centro storico nel tufo

 

La Piccola Gerusalemme: il ghetto ebraico e la sinagoga

La prima cosa che un visitatore deve sapere su Pitigliano è che non è solo un borgo medievale nel tufo: è anche un luogo di straordinaria storia ebraica, che ha pochi equivalenti in Italia. Alla metà del Cinquecento, dopo che Papa Paolo IV promulgò severe restrizioni contro la comunità ebraica dello Stato Pontificio, molte famiglie in fuga da Roma, Viterbo e Orvieto trovarono rifugio nella contea degli Orsini a Pitigliano. La famiglia Orsini era aperta e tollerante: gli ebrei poterono riaprire botteghe, attività tessili, commerci. Nel 1598 la comunità aveva già costruito la propria Sinagoga. L’armonia fu tale che Pitigliano divenne nota come “la piccola Gerusalemme”.

Il Ghetto Ebraico si sviluppa lungo l’attuale Via Zuccarelli, l’asse principale del quartiere. Si visita in un percorso guidato che tocca la Sinagoga (ricostruita nel 1995 dopo il crollo degli anni ’60, ancora attiva, con ebrei da tutto il mondo che vengono per matrimoni e Bar Mitzvah), il Forno delle Azzime (non più funzionante ma visitabile), la macelleria kasher scavata nel tufo, la cantina kasher che ancora oggi produce un bianco e un rosso secondo i dettami della tradizione ebraica, la tintoria e il mikvah, il bagno rituale femminile ricavato nella roccia.

Il Museo di Cultura Ebraica, restaurato nel 2003 con pannelli multimediali, racconta riti e tradizioni. La storia più recente è quella della Seconda Guerra Mondiale: gli abitanti di Pitigliano si schierarono contro le deportazioni, rischiando la vita per proteggere i concittadini ebrei. Gerusalemme ha riconosciuto questo coraggio, designando la città tra i Giusti tra le Nazioni.

 

Palazzo Orsini e i suoi musei

Proprio all’inizio di Via Roma, davanti a Piazza della Repubblica, si erge il Palazzo Orsini: un’imponente costruzione con origini nell’XI secolo (periodo aldobrandesco) che fu poi trasformata tra il Quattrocento e il Cinquecento in elegante residenza rinascimentale per volere della famiglia Orsini, con interventi attribuiti ad Antonio da Sangallo il Giovane. Ulteriori modifiche arrivarono nel XVIII secolo sotto i Lorena.

Il cortile interno, con il pozzo esagonale e il loggiato a due ordini, è uno dei più belli della Maremma. All’interno si visitano il Museo Civico Archeologico — con reperti etruschi provenienti dalle campagne di Pitigliano e dal sito di Poggio Buco — e il Museo Diocesano con dipinti e oreficerie dal XIII al XVIII secolo, tra cui opere di scuola senese, tele di Francesco Zuccarelli (uno dei pittori maremmani più noti dell’800) e il reliquiario del braccio di Gregorio VII, papa nato a Sovana.

 

Acquedotto Mediceo, Cattedrale e vie del borgo

Voltando lo sguardo dalla piazza ci si trova davanti agli archi dell’Acquedotto Mediceo: tredici grandi arcate costruite dai Medici negli anni Trenta del Seicento per portare l’acqua al borgo. È uno dei scorci più fotografati di Pitigliano, visibile già dall’arrivo in città. Poco più avanti la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo con la sua esuberante facciata tardobarocca tripartita. All’interno si trovano dipinti di pregio, tra cui una straordinaria Madonna del Rosario con santi di Francesco Vanni. La Chiesa di San Rocco è invece il più antico edificio religioso del borgo. La Fontana delle Sette Cannelle in piazza racconta il rapporto antico tra la città e l’acqua, risorsa preziosa su questo sperone isolato di tufo.

 

La passerella panoramica

Dal 25 aprile 2016 Pitigliano è attraversata da una passerella panoramica di 400 metri che corre a mezza costa lungo il masso tufaceo, collegando Via Santa Chiara a Piazza della Repubblica. Non è solo una comodità: è uno dei punti di vista più spettacolari del borgo, con vedute sulle valli sottostanti che non si trovano dall’interno del centro storico. La passerella conduce anche all’ingresso del Quartiere Ebraico. È il percorso ideale per chi vuole vedere Pitigliano dall’esterno prima di immergersi nei suoi vicoli.

 

Le Vie Cave etrusche di Pitigliano

Pitigliano è circondata da circa 15 Vie Cave etrusche, più di qualsiasi altro borgo dell’Area del Tufo. Si tratta di corridoi a cielo aperto scavati manualmente nella roccia tufacea in epoca etrusca, con pareti che raggiungono i 20 metri di altezza, percorrendo la campagna tra un insediamento e l’altro. La funzione originaria rimane incerta: forse vie di comunicazione, forse percorsi cerimoniali legati alle necropoli vicine, forse sistemi di difesa.

Le più percorse vicino a Pitigliano sono la Via Cava di San Giuseppe — una delle più suggestive, con la necropoli vicina e la Fonte dell’Olmo alla fine del percorso, dove sgorga acqua potabile da un mascherone in tufo — la Via Cava di Poggio Cani (accessibile subito uscendo da Porta Sovana), la Via Cava del Gradone (ora parte del Museo Archeologico all’Aperto Alberto Manzi) e la Via Cava della Madonna delle Grazie, che sale con panorama sul borgo visto dal basso. Il percorso da Pitigliano a Sovana seguendo le Vie Cave è uno dei trekking più belli e più frequentati della Maremma: circa 7-8 km, 6-7 ore a piedi, segnaletica bianco-rossa CAI. Per chi non vuole affrontare l’intero percorso, anche solo la via Cava di San Giuseppe vale il viaggio.

 

Dove mangiare a Pitigliano: lo Sfratto e il Bianco DOC

La cucina di Pitigliano è quella della Maremma profonda, arricchita da una componente ebraica unica in tutta la Toscana. Il piatto-simbolo del borgo è lo Sfratto dei Goym, dolce di origine ebraica e Presidio Slow Food. Ha la forma di un sottile bastone e il nome racconta una storia: quando i Medici ordinarono agli ebrei di spostarsi nel ghetto, i loro soldati bussavano con un bastone alle porte delle case per intimare lo sfratto. Il dolce ricorda quella forma, e il termine goym era il modo in cui la comunità ebraica si riferiva ai non ebrei. La sfoglia esterna è composta da farina, uova, zucchero, burro e spezie; il ripieno è di miele, noci, noce moscata e scorze d’agrume. Viene consumato tradizionalmente a Natale, ma si trova tutto l’anno al Forno del Ghetto vicino alla Sinagoga.

Il Bianco di Pitigliano DOC è uno dei vini bianchi più pregiati della Maremma, tra le prime denominazioni DOC d’Italia. Colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumo aromatico, sapore secco e minerale. Le uve — Trebbiano toscano, Malvasia bianca, Verdello — crescono su un terreno fertilizzato dal tufo vulcanico da millenni. Si accompagna perfettamente ai piatti del territorio: formaggi pecorini, lumache in umido, acquacotta. La cantina del ghetto produce anche il vino kasher (bianco e rosso) secondo la tradizione ebraica.

Per il pasto principale, le trattorie e i ristoranti di Via Zuccarelli e Via Cavour offrono i piatti della tradizione maremmana: acquacotta (zuppa di cipolle, bietole, sedano e pomodori), pici al ragù di cinghiale e buglione di agnello.

 

Gli eventi di Pitigliano

Pitigliano ha un calendario di eventi che vale la pena conoscere prima di pianificare la visita. La Torciata di San Giuseppe (19 marzo) è tra le più antiche tradizioni del borgo: un gruppo di uomini incappucciati risale dalla valle al centro storico per accendere l’Invernacciu, un grande pupazzo di canne che simboleggia l’inverno. La Infiorata si tiene la domenica di Corpus Domini: le strade della processione vengono ricoperte da un tappeto di petali di fiori colorati. La Festa della Contea (fine agosto) è una rievocazione storica rinascimentale con sfilata in costume e Palio dei Rioni. A settembre, Settembre Divino apre le cantine locali con menu degustazione speciali dedicati al Bianco di Pitigliano. A novembre i Santi Vinai celebrano olio e vino.

 

Come arrivare e i dintorni

  • In auto: Pitigliano non ha stazione ferroviaria. Si raggiunge seguendo la Strada Regionale 74 Maremmana. Da Grosseto circa un’ora. Da Roma: A1 nord, uscita Orte, poi direzione Viterbo e quindi Pitigliano.
  • In bus: Autolinee Toscane collega Pitigliano con Grosseto e con i comuni vicini. Orari su at-bus.it.

I dintorni più vicini sono le altre due Città del Tufo: Sovana (7 km) con le necropoli etrusche e la Tomba Ildebranda, e Sorano (9 km) con la Fortezza Orsini e la Via Cava di San Rocco. Le Terme di Saturnia distano circa 25 km, con le vasche libere del Gorello sempre aperte a 37,5°C. A 22 km si trova il borgo di Montemerano. La vicinanza con il Lazio permette anche una facile escursione al Lago di Bolsena.

 

Pitigliano: un borgo che lascia il segno

Pitigliano è uno di quei borghi che non si capisce fino in fondo finché non ci si entra davvero. La vista dalla strada è già impressionante, ma il centro storico è qualcosa di diverso: vicoli che scendono verso il vuoto, case costruite sul ciglio della rupe, il silenzio interrotto solo dalle voci di chi abita ancora qui. E poi il ghetto, la sinagoga, lo Sfratto del Goym — strati di storia che si sovrappongono in pochi metri quadrati con una densità rara da trovare.

Chi viene a Pitigliano cosa vedere si porta via una combinazione che poche destinazioni italiane riescono a offrire: la storia etrusca nelle Vie Cave, la storia medievale e rinascimentale nel Palazzo Orsini, la storia ebraica nel ghetto, la storia gastronomica nello Sfratto e nel Bianco DOC. Il tutto in un borgo di tremila abitanti, senza fila, senza prenotazioni obbligatorie e con un rapporto qualità-prezzo che le località più note non possono permettersi di mantenere.

 

Domande frequenti su Pitigliano

 

Dove si trova Pitigliano e come si arriva?

Pitigliano si trova nella Maremma grossetana in provincia di Grosseto, nella Toscana meridionale vicino al confine con il Lazio. Si raggiunge solo in auto o in bus, poiché non ha stazione ferroviaria. In auto si segue la Strada Regionale 74 Maremmana; da Grosseto si impiega circa un’ora. Da Roma: A1 nord, uscita Orte, poi direzione Viterbo e Pitigliano. Per chi non ha l’auto, Autolinee Toscane collega Pitigliano con Grosseto e i comuni vicini (orari su at-bus.it). I borghi più vicini sono Sovana (7 km) e Sorano (9 km), le altre due Città del Tufo.

 

Cos’è lo Sfratto di Pitigliano e dove si compra?

Lo Sfratto dei Goym è il dolce tipico di Pitigliano, Presidio Slow Food, di origine ebraica. Ha la forma di un bastone sottile: la sfoglia esterna è di farina, uova, zucchero e spezie; il ripieno è di miele, noci, noce moscata e scorza d’agrume. Il nome ricorda gli sfratti imposti dai Medici agli ebrei nel XVII secolo, quando i soldati bussavano con un bastone (lo sfratto) alle porte per costringerli a trasferirsi nel ghetto. Viene consumato tradizionalmente a Natale ma si trova tutto l’anno. Il posto migliore dove acquistarlo è il Forno del Ghetto vicino alla Sinagoga, nel cuore del Quartiere Ebraico di Via Zuccarelli.

 

Quanto tempo serve per visitare Pitigliano?

Per visitare Pitigliano in modo completo senza fretta servono almeno 4-5 ore. Il percorso ideale comprende: la passerella panoramica (vista esterna sul borgo e accesso al ghetto), il Quartiere Ebraico con sinagoga e Museo di Cultura Ebraica (circa 1 ora), Palazzo Orsini e i musei interni (1 ora), la Cattedrale e i vicoli del centro, l’Acquedotto Mediceo. Chi vuole aggiungere una Via Cava deve mettere in conto 1-2 ore in più. Il borgo si abbina facilmente a una visita a Sovana (necropoli etrusche) e Sorano (Fortezza Orsini) nella stessa giornata, per chi vuole un percorso completo nell’Area del Tufo.

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