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Foreste Casentinesi: trekking, fauna e dove dormire

C’è un posto in Toscana che Dante conosceva bene. Lo citò nell’Inferno quando descrisse le cascate dell’Acquacheta, lo rievocò nel Paradiso quando parlò della Verna, e ci trovò rifugio durante l’esilio da Firenze. Quel posto è il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna — e quasi nessuno, fuori dagli appassionati di trekking e di natura, sa quanto sia straordinario.

Le Foreste Casentinesi sono il parco più verde d’Italia: oltre 38.000 ettari di boschi a cavallo tra Toscana ed Emilia-Romagna, con faggete antichissime dichiarate Patrimonio UNESCO nel 2017, lupi e cervi che si muovono tra gli alberi nelle ore crepuscolari, eremi francescani e camaldolesi nascosti tra i faggi, cascate che precipitano per settanta metri nella roccia. È uno di quei posti che sembrano fatti apposta per perdersi — e poi ritrovarsi.

In questa guida trovi tutto: cosa vedere nel parco, i sentieri per il trekking, la fauna, il fall foliage, e qualche consiglio su dove dormire nelle Foreste Casentinesi.

 

Il parco più verde d’Italia

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi fu istituito nel 1993 su una superficie di circa 36.843 ettari equamente divisi tra la Toscana — province di Arezzo e Firenze — e l’Emilia-Romagna. Si estende dal Monte Falterona a nord fino al Passo dei Mandrioli a sud. Il paesaggio cambia nettamente tra un versante e l’altro: il lato toscano è più dolce, con boschi, pascoli, castagneti e campi coltivati; il versante romagnolo è ripido e aspro, con valli selvagge, rocce nude e borghi abbandonati.

Il parco è diviso in quattro zone — A, B, C, D — in ordine decrescente di tutela. La zona A è quella di riserva integrale, dove la natura è preservata nella sua integrità assoluta. Il gioiello di questa zona è la Riserva Integrale di Sasso Fratino, la prima riserva integrale istituita in Italia nel 1959. Con i suoi oltre 7.700 ettari è uno dei complessi forestali vetusti più grandi d’Europa — ed è proprio questa foresta primaria, con abeti bianchi e faggi centenari mai abbattuti, ad aver spinto l’UNESCO a riconoscerla nel 2017 come Patrimonio dell’Umanità. Sono state censite nel parco oltre 1.300 specie di piante, di cui più di 1.000 indigene.

 

Foreste Casentinesi cosa vedere

La difficoltà non è trovare cose da vedere, ma scegliere da dove cominciare.

 

L’Eremo e il Monastero di Camaldoli

La storia di Camaldoli inizia poco dopo l’anno Mille, quando il monaco ravennate San Romualdo si ritirò in questa foresta e vi fondò una comunità eremitica secondo la Regola di San Benedetto. Il complesso si divide in due parti: l’Eremo in quota, a 1111 metri, con le celle dei monaci immerse in una faggeta-abetaia di rara bellezza, e il Monastero a valle (813 m), dove i monaci accolgono i visitatori. I camaldolesi hanno curato e conservato queste foreste per mille anni: agli abeti bianchi monumentali che circondano l’Eremo si arriva ancora oggi attraversando un bosco piantato e coltivato con pazienza monastica secolare. L’Eremo ospita la storica farmacia attiva dal 1048 dove si trovano ancora oggi liquori, creme e rimedi erboristici tradizionali.

 

Il Santuario della Verna e il “bosco delle fate”

Nel maggio del 1213 il conte Orlando Cattani donò a San Francesco d’Assisi il Monte della Verna. Fu in questo luogo — una rupe calcarea che si eleva da un mare di argille — che nel settembre del 1224 accadde il miracolo delle stimmate, ricordato da Dante nel Paradiso (XI, 106). Il Santuario della Verna è ancora oggi uno dei luoghi francescani più visitati d’Italia, e la sua atmosfera è difficile da descrivere: la rupe, le cappelle incastonate nella roccia, il bosco dei faggi giganteschi che i camaldolesi e i francescani hanno custodito per secoli. Non a caso i camminatori lo chiamano “bosco delle fate”: camminare tra quegli alberi monumentali, tra rocce coperte di muschio e radici che emergono dal terreno, è un’esperienza quasi fuori dal tempo. Il sentiero ad anello che circonda il masso e il Santuario è uno dei più belli di tutto il parco.

 

Le cascate dell’Acquacheta e Dante

Le cascate dell’Acquacheta sono la spettacolare conseguenza della differenza tra i due versanti del parco: le acque del Fosso Acquacheta compiono un salto di circa 70 metri, scivolando veloci sulla roccia e precipitando dai cornicioni arenacei sporgenti. Dante le descrisse nel XVI Canto dell’Inferno — e è una delle poche citazioni del Poeta a riferirsi a una cascata reale. Nei pressi si trova San Benedetto in Alpe, il borgo dove Dante trovò rifugio durante l’esilio da Firenze. Raggiungere le cascate richiede una camminata di circa due ore da Poranceto o da San Benedetto in Alpe: un sentiero nel bosco con tratti scenografici e qualche guado.

 

Monte Falterona e la sorgente dell’Arno

Il Monte Falterona è la montagna più alta del parco toscano (1657 m con il Monte Falco) ed è il luogo simbolo del parco. Lungo le sue pendici meridionali, a quota 1358 m, scaturisce la sorgente Capo d’Arno: l’origine del fiume più importante della Toscana. L’idea di trovarsi a pochi metri dal punto da cui nasce l’Arno — lo stesso fiume che attraversa Firenze, Pisa e sfocia nel Tirreno — ha qualcosa di commovente. Il percorso più suggestivo per raggiungere la vetta parte dal piccolo borgo di Castagno d’Andrea. Nel pianoro del Falterona si trova anche il Lago degli Idoli a 1380 m: uno dei più importanti siti archeologici etruschi del Casentino, dove furono raccolti migliaia di bronzetti votivi.

 

La fauna: lupi, cervi e il bramito

Le Foreste Casentinesi ospitano la popolazione di lupi più importante di tutto l’Appennino settentrionale. Il lupo era scomparso da questa foresta per decenni e è tornato spontaneamente in anni recenti: oggi viene monitorato costantemente dal Corpo Forestale con tecniche non invasive, e la sua presenza è diventata uno degli elementi più identitari del parco. Ci sono anche aquile reali, caprioli, daini e cervi — questi ultimi visibili soprattutto nelle ore crepuscolari, quando escono dai boschi per pascolare nei prati.

Il momento più spettacolare dell’anno per la fauna è la fine di settembre: è la stagione del bramito, quando i cervi maschi emettono quel richiamo profondo e potente che risuona nella foresta nelle ore notturne. Da anni il parco organizza il Conteggio del cervo al bramito, cui partecipano centinaia di volontari che si distribuiscono a coppie in punti remoti della foresta per tre ore nel buio e nel silenzio — una delle esperienze più intense che si possano fare in un parco naturale italiano. Safari notturni in minibus per l’avvistamento della fauna sono organizzati da guide autorizzate nelle vicinanze di Badia Prataglia.

 

Foreste Casentinesi trekking: i sentieri principali

La rete sentieristica del parco supera 650 km di percorsi a piedi, in mountain bike, a cavallo o — in inverno — con gli sci da escursionismo e le ciaspole. Per tutti i livelli.

Il percorso di riferimento è la GEA – Grande Escursione Appenninica, il grande itinerario a lunga percorrenza che corre sul crinale spartiacque tra Toscana e Romagna (sentiero 00). È il trekking più lungo della Toscana, percorribile in più giorni o a tappe nei weekend.

Il progetto “Da Rifugio a Rifugio” del Parco propone 11 anelli di tre giorni (con due pernotti) che collegano rifugi, agriturismi e locande immersi nella foresta. Prima di intraprendere gli anelli è consigliabile verificare la percorribilità dei sentieri contattando l’ufficio turistico del Parco (tel. 0575/503029, lun-ven ore 9-13).

Il Sentiero delle Foreste Sacre si articola in sette tappe da Lago di Ponte di Tredozio fino alla Verna: sette giorni di cammino raramente interrotto da automobili o centri abitati, attraversando i luoghi più suggestivi del parco. I 9 Sentieri Natura sono invece percorsi più brevi e didattici, con bacheche illustrative lungo il tracciato, adatti a chi si avvicina all’escursionismo per la prima volta o viaggia con bambini.

 

Il fall foliage: l’autunno delle faggete

Tra la fine di ottobre e i primi di novembre le faggete del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi si accendono di un foliage che non ha niente da invidiare al New England americano. È uno degli spettacoli naturali più belli d’Italia: i faggi passano dal verde estivo all’oro, all’arancio, al rosso profondo in un tempo brevissimo, e la luce del sole filtrata tra le foglie colorate crea effetti cromatici di grande intensità. I boschi più spettacolari per il foliage sono la Foresta della Lama, le faggete intorno all’Eremo di Camaldoli e il bosco della Verna. L’autunno è anche la stagione dei funghi porcini e delle sagre gastronomiche nei paesi del Casentino.

 

Foreste Casentinesi dove dormire

Le opzioni sono diverse e si adattano a ogni tipo di viaggio. Bagno di Romagna, sul versante emiliano-romagnolo, è la base logistica più attrezzata: ha numerosi alloggi, ristoranti ed eccellenti terme naturali dove riposarsi dopo le escursioni. Sul versante toscano, le località di riferimento sono Poppi (con il bel Castello dei Conti Guidi), Badia Prataglia (dove si trova il Centro Visite del Parco con museo naturalistico), Camaldoli e Chiusi della Verna.

Chi vuole immergersi davvero nella foresta può scegliere tra numerosi agriturismi e alloggi a conduzione familiare sparsi nei borghi interni al parco — Ridracoli, Campigna, Corniolo, San Benedetto in Alpe — dove si mangia cucina casentinese autentica e si dorme nel silenzio assoluto. Il Rifugio Casanova di Badia Prataglia è uno dei più apprezzati dagli escursionisti: ha alloggi in pietra e legno, cucina con prodotti locali e una posizione privilegiata per partire verso i sentieri del Parco.

 

Le Foreste Casentinesi: un parco che va vissuto lentamente

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi non è una destinazione da una giornata. È un posto che richiede tempo, e che lo ripaga in modo generoso: il silenzio di queste foreste, l’atmosfera dei monasteri, il bramito dei cervi nella notte, il vapore dei faggi carichi di pioggia all’alba — sono cose che non si trovano facilmente altrove in Italia. A pochi chilometri da Firenze e da Arezzo, “intra Tevere e Arno” come scriveva Dante.

Si può arrivare da Firenze o da Arezzo in meno di un’ora, prendere una camera a Badia Prataglia o Bagno di Romagna, e nei giorni successivi camminare, ascoltare, aspettare. Con i giusti tempi e un po’ di fortuna, ci si trova a pochi passi da un lupo o da un cervo che attraversa il bosco — e quel momento non si dimentica.

Su toscanashopping.it trovi le guide al Casentino, ai borghi intorno al parco e ai sentieri della Toscana.

 

Sei già stato nelle Foreste Casentinesi? Dici nei commenti il tuo sentiero preferito o il momento più bello della visita — o chiedici consigli su dove cominciare.

 

Domande frequenti sulle Foreste Casentinesi

 

Quando è il periodo migliore per visitare le Foreste Casentinesi?

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi è bello in ogni stagione. La primavera è il periodo in cui la foresta si risveglia con tutta la sua energia. L’estate permette lunghe escursioni nel fresco dei boschi. La fine di settembre è straordinaria per il bramito dei cervi. La fine di ottobre-inizio novembre regala il foliage delle faggete. L’inverno apre le possibilità delle ciaspole e degli sci da escursionismo. Il periodo più frequentato è l’estate, ma il parco gestisce bene i flussi — non è mai sovraffollato come le località costiere.

 

Come arrivare alle Foreste Casentinesi?

La base toscana più comoda è Badia Prataglia, in provincia di Arezzo. In auto: dall’autostrada A1, uscita Arezzo, poi SS71 verso Bibbiena e poi seguire le indicazioni per Badia Prataglia (circa 40 km da Arezzo). Da Firenze si prende la SS67 passando da San Godenzo oppure si percorre l’A1 fino a Firenze Sud e si sale verso il Valdarno. Il versante romagnolo è raggiungibile da Forlì o Cesena attraverso Bagno di Romagna. Per informazioni sui sentieri e le attività: ufficio turistico del Parco, tel. 0575/503029 (lun-ven, ore 9-13).

 

Si può avvistare il lupo nelle Foreste Casentinesi?

Sì, anche se non è garantito. Le Foreste Casentinesi ospitano la popolazione di lupi più importante di tutto l’Appennino settentrionale. L’avvistamento è più probabile nelle ore crepuscolari o notturne e nelle stagioni in cui la copertura vegetale è ridotta (autunno-inverno). Alcune guide autorizzate organizzano safari notturni e uscite invernali con ciaspole specificamente dedicati alla ricerca delle tracce del lupo — un’esperienza che include il riconoscimento delle impronte nella neve e la visione di immagini riprese con fototrappole. Il Rifugio Casanova di Badia Prataglia organizza escursioni guidate.

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