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Il nome lo conoscono quasi tutti, grazie a un dipinto che nessuno ha mai visto davvero: la Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, l’affresco perduto di Palazzo Vecchio. Il borgo, invece, lo conoscono molti meno, ed è un peccato. Anghiari è un paese medievale arroccato su una collina della Valtiberina, con le mura ancora intatte, vicoli ripidi in pietra, botteghe di restauratori e una lunghissima strada dritta che scende verso la piana dove nel 1440 si decise il destino di Firenze.

In questa guida trovi dove si trova Anghiari e come arrivarci, un riassunto della sua storia, cosa vedere ad Anghiari tra mura, piazze, chiese e palazzi, i musei con orari e ingressi, gli eventi da segnare in calendario e i posti da non perdere nei dintorni. Il borgo si gira a piedi in poche ore, ma conviene prendersela comoda: è uno di quei posti che si apprezzano rallentando.

Anghiari dove si trova e come arrivare

Anghiari si trova nella parte orientale della Toscana, in provincia di Arezzo, quasi al confine con l’Umbria. Il borgo sorge a 429 metri d’altezza, su un colle che domina l’alta valle del Tevere, la Valtiberina, in una posizione curiosa: è letteralmente tra il Tevere e l’Arno. Il comune conta poco meno di 6.000 abitanti, ma nel centro storico ne vivono circa 1.500. Fa parte dei Borghi più belli d’Italia, ha la Bandiera arancione del Touring Club ed è una Cittaslow.

Arrivare in auto è la soluzione più pratica. Da Arezzo servono una trentina di minuti; da Firenze circa due ore, prendendo l’autostrada A1 fino ad Arezzo e poi le strade provinciali; da Siena poco meno di un’ora e mezza. Sansepolcro, la città di Piero della Francesca, è ad appena 8 chilometri. Senza macchina si può usare l’autobus dall’autostazione di Arezzo, con un viaggio di meno di un’ora.

Una volta arrivato, lascia l’auto fuori dal centro e sali a piedi: Anghiari è tutta saliscendi, e le viste migliori si scoprono proprio camminando tra un vicolo e l’altro.

Un po’ di storia: dalla Battaglia al Catorcio

Il primo documento che cita Anghiari è del 1048, ma l’insediamento è più antico: scavi sotto Palazzo Pretorio hanno rivelato tracce di epoca romana. Intorno al Mille il castello fu donato ai monaci camaldolesi; distrutto dagli aretini nel 1175, fu ricostruito nel 1181 con una seconda cerchia di mura. La tradizione racconta che nel 1224 San Francesco, di ritorno dalla Verna, si fermò qui, e nel 1385 il paese passò sotto la Repubblica di Firenze.

La data che ha reso famoso il borgo è il 29 giugno 1440. Nella piana sotto il paese le truppe di Firenze e del Papa sconfissero l’esercito di Milano in una battaglia durata meno di un giorno, una vittoria che consolidò il dominio fiorentino in Toscana. Qualche decennio dopo Firenze affidò a Leonardo da Vinci il compito di celebrarla con un enorme affresco in Palazzo Vecchio, rimasto incompiuto e poi perduto; ne restano studi e copie, la più famosa delle quali è di Rubens ed è conservata al Louvre.

C’è poi una storia meno nota, che racconta bene il carattere di queste terre. Nel 1450 gli abitanti della vicina Sansepolcro rubarono ad Anghiari il Catorcio, il catenaccio di una porta del paese, portandolo via come trofeo. Fu l’inizio di una rivalità tra i due borghi diventata leggendaria, e il Catorcio, dopo una lunga contesa, è finito nel Museo della Battaglia. Nel 1860 Anghiari entrò a far parte del Regno d’Italia.

Anghiari cosa vedere nel centro storico

Se ti stai chiedendo Anghiari, cosa vedere in una visita di qualche ora, ecco le tappe principali del centro storico, dalle mura alle chiese, nell’ordine in cui si incontrano più o meno camminando.

Le mura e il Borghetto

La parte più antica è il Borghetto, racchiuso dalle mura. Hanno una forma allungata, quasi a nave, e furono adattate tra Quattrocento e Cinquecento alle nuove tecniche militari. Tra le porte ci sono Porta San Martino, la Porta Nuova, detta anche Fiorentina, e Porta Sant’Angelo, chiamata dagli anghiaresi la Portaccia; il bastione del Vicario è del 1575. Fai caso alle piccole aperture rotonde sotto alcune finestre delle case: secondo una delle interpretazioni servivano come finestrelle di sicurezza per i bambini, per guardare fuori senza sporgersi.

Piazza Baldaccio, il Campano e lo Stradone

Il centro della vita del paese è piazza Baldaccio, dove il mercoledì si tiene il mercato settimanale, una tradizione che risale addirittura al 1388. Sopra il borgo svetta il Campano, la torre dell’orologio: costruita nel 1323, distrutta nel 1502 e ricostruita nel Seicento, scandisce ancora le ore con le sue campane. E poi c’è lo Stradone, il lunghissimo rettilineo che parte dalla chiesa della Croce e scende dritto verso Sansepolcro attraverso la valle: esiste dal Trecento, ed è proprio lungo questa strada che si combatté la battaglia del 1440. Guardarlo dall’alto, al tramonto, è uno dei momenti più belli della visita.

Palazzo Pretorio

Il Palazzo Pretorio, detto anche Palazzo del Vicario, fu la residenza dei podestà e dei vicari al tempo della Repubblica fiorentina. Con le visite guidate si scende nei sotterranei, dove si vedono una cella vinaria di epoca romana e le antiche segrete: un pezzo di storia nascosto sotto i piedi di chi passeggia in piazza.

Le chiese

La Badia è una chiesa scavata in parte nella roccia, fondata dai monaci camaldolesi intorno all’anno Mille, e custodisce un crocifisso ligneo del Trecento. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, settecentesca, ha due tavole di Giovanni Antonio Sogliani, tra cui un’Ultima Cena datata 1531, e una terracotta invetriata dei Della Robbia dietro l’altare maggiore. La chiesa della Croce, all’inizio dello Stradone, è legata invece al passaggio di San Francesco.

I musei di Anghiari

Il Museo della Battaglia e di Anghiari, nel Palazzo del Marzocco in piazza Mameli, è la tappa obbligata per capire cosa successe nel 1440. Il pezzo più prezioso è un’incisione seicentesca del fiammingo Gérard Edelinck, una delle copie più importanti della «zuffa per lo stendardo», la scena centrale dell’affresco perduto di Leonardo. Un sistema digitale permette di esplorare nel dettaglio disegni e dipinti derivati dall’opera, e le collezioni raccontano la storia del paese, comprese le armi da fuoco decorate prodotte qui nel Settecento. L’ingresso è libero: da marzo a ottobre il museo è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14:30 alle 18:30, da novembre a febbraio fino alle 17:30, con chiusura il martedì.

Il Museo di Palazzo Taglieschi è un museo statale ospitato in una dimora del Quattrocento, dedicato alle arti e alle tradizioni popolari dell’alta valle del Tevere. Tra le opere più importanti ci sono una Madonna col Bambino in legno policromo attribuita a Jacopo della Quercia, terrecotte robbiane e un organo del Cinquecento. Gli orari ordinari sono articolati: chiuso il lunedì, aperto in fasce diverse negli altri giorni e la domenica solo la prima e la terza del mese. Come gli altri musei statali, la prima domenica del mese è gratuito.

Completa il giro il Museo della Misericordia, che racconta la confraternita fondata nel 1564 per seppellire i morti e assistere poveri e malati, con registri, abiti cerimoniali e barelle d’epoca.

Eventi, sapori e dintorni

Anghiari è un borgo vivo, con un calendario di eventi che segue le stagioni. Tra fine aprile e inizio maggio c’è la Mostra mercato dell’artigianato della Valtiberina; il 29 giugno si corre il Palio della Vittoria, una corsa a piedi che ricorda la battaglia salendo dalla piana fino alla piazza; d’estate ci sono concerti e teatro nelle piazze e ad agosto la cena a tema «Tovaglia a quadri». In autunno arrivano l’Intrepida, una pedalata con le biciclette d’epoca, e I Centogusti dell’Appennino, la mostra mercato dei prodotti tipici che nel 2026 riempie il centro dal 30 ottobre al 1° novembre.

A tavola il piatto da provare sono i bringoli, spaghettoni fatti a mano con acqua e farina, conditi con sugo di porcini o ragù di Chianina. Il territorio è anche terra di tartufi e funghi, e tra i dolci c’è la torta mantovana.

Nei dintorni vale la pena fare almeno una deviazione. A circa 10 chilometri, a Monterchi, c’è la Madonna del Parto di Piero della Francesca, e a 8 chilometri Sansepolcro, la città natale del pittore. A un paio di chilometri dal centro, con una passeggiata nel verde, si raggiunge la Pieve di Santa Maria alla Sovara, romanica; per chi ama la natura c’è la riserva dei Monti Rognosi, con sentieri a piedi, in bici e a cavallo.

In sintesi

Anghiari è un borgo piccolo che racchiude molto: le mura intatte e il Borghetto, piazza Baldaccio con il mercato del mercoledì, il Campano e lo Stradone che scende verso la piana della battaglia, le chiese con le opere dei Della Robbia e di Sogliani, e due musei da non saltare, quello della Battaglia, gratuito, e quello di Palazzo Taglieschi. Il tutto in una Valtiberina ancora poco battuta dal turismo di massa.

Per organizzarsi bastano poche cose: arrivare in auto da Arezzo o con l’autobus, lasciare la macchina fuori dal centro, controllare gli orari dei musei, soprattutto in inverno, e se possibile far coincidere la visita con uno degli eventi del borgo. Con un’ora in più, Monterchi e Sansepolcro completano la giornata nel segno di Piero della Francesca.

Su toscanashopping.it trovi anche la guida a un giorno ad Arezzo e quella al Palio della Balestra di Sansepolcro, per costruire un itinerario completo nella Toscana orientale.

 

Domande frequenti su Anghiari

Quanto tempo serve per visitare Anghiari?

Per girare il centro storico e vedere uno o due musei bastano tre o quattro ore. Se vuoi aggiungere la Madonna del Parto di Monterchi e Sansepolcro, calcola una giornata intera.

Dove dormire ad Anghiari?

Nel centro storico ci sono pochi alberghi e qualche appartamento, quindi conviene prenotare per tempo. La campagna intorno al borgo, invece, offre molte soluzioni tra agriturismi, case coloniche, ville e resort, ideali per chi viaggia in auto e vuole esplorare la Valtiberina.

Cosa comprare ad Anghiari?

Anghiari ha una lunga tradizione nella lavorazione del legno, nel restauro e nell’antiquariato, con botteghe artigiane e una scuola d’arte che la mantengono viva. È il posto giusto per cercare un mobile restaurato o un oggetto artigianale; tra i prodotti alimentari, invece, vale la pena portare a casa salumi, formaggi e funghi secchi della zona.

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